Accordo India–Ue: un nuovo baricentro per commercio e supply chain
Il ruolo strategico della logistica nel cogliere le opportunità del Free Trade Agreement
== COMUNICAZIONE AZIENDALE ==
«Oggi l’India è al centro delle strategie commerciali globali di numerosi paesi europei. E non si tratta di un interesse recente, giacché molte aziende, compresa la nostra, hanno già da tempo iniziato a investire sul mercato indiano. Osservando i dati macroeconomici, infatti, l’India rappresenta attualmente la quinta economia mondiale, dietro Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania. E se il Pil nominale resta ancora distante, soprattutto da quello delle prime due grandi nazioni, il tasso di crescita è invece tra i più elevati in assoluto, essendosi attestato nel 2025 intorno al 6,6% annuo, laddove diversi analisti prevedono che possa mantenersi tra il 6 e l’8% anche nel prossimo decennio».
Così Silvia Moretto, Ceo di D.B. Group Spa, provider logistico internazionale con 78 sedi nel mondo, fotografa il ruolo sempre più centrale dell’India sullo scacchiere economico mondiale, soprattutto alla luce del recente accordo commerciale con l’UE, definito “the mother of all deals”, che quasi certamente si configurerà come ulteriore importante acceleratore.
Già adesso l’UE costituisce il primo partner commerciale dell’India e il primo investitore estero nel paese, ma gli scambi sono ancora penalizzati da dazi elevati, barriere regolamentari e forte incertezza sui costi di esportazione. Con l’accordo si prevede invece una forte riduzione o eliminazione delle imposte per la maggior parte delle categorie merceologiche puntando a soddisfare circa il 96% delle esportazioni europee verso l’India e il 99% di quelle indiane verso l’UE, con un interscambio che potrebbe passare dai 136 miliardi di dollari nel 2025 a circa 200 miliardi entro il 2030, e ampi margini di espansione destinati a concretizzarsi nel medio e lungo termine.
L’India, dunque, non può più essere considerata soltanto un paese emergente, ma è a tutti gli effetti una nazione che sta ridefinendo in modo forte il proprio ruolo nelle catene globali del valore e nel quadro geopolitico internazionale.
Diversi sono i fattori che la rendono un territorio così appetibile per le aziende. Il primo è dato dalla dimensione del mercato interno: con una popolazione di circa 1,4 miliardi di persone e una classe media in aumento, il potenziale di consumo è enorme e la domanda interna copre già circa il 60% del PIL. Un secondo elemento va ricercato nella disponibilità di forza lavoro giovane che rende l’India una possibile alternativa produttiva alla Cina, cui si aggiunge il fatto che essa sta sviluppando rapidamente ecosistemi digitali, startup e competenze nel settore ICT, affermandosi anche come hub tecnologico di livello.
Analizzando le importazioni italiane dall’India nel 2024, si evince, ad esempio, che a farla da padrone tra le categorie merceologiche sono la componentistica elettrica ed elettronica, il ferro e l’acciaio e i macchinari. Così come, parlando di esportazioni, la prima commodity è data a sua volta dai macchinari industriali, a conferma del significativo processo di modernizzazione del paese, che sta vivendo una vera e propria rivoluzione industriale. È chiaro che una progressiva riduzione delle tariffe doganali, come previsto dal Free Trade Agreement, potrebbe incrementare le opportunità in questi settori e aprirne di nuove in altri comparti.
Infine, va considerato l’aspetto geopolitico.
Prosegue Moretto: «L’instabilità degli ultimi anni ha messo in luce quanto sia fondamentale diversificare il rischio nelle catene di approvvigionamento, al punto che moltissime realtà ormai hanno scelto di adottare il cosiddetto “Modello China +1”, con la Cina che resta la fabbrica del mondo e le imprese che scelgono di affiancarle un secondo paese produttivo proprio al fine di ridurre i pericoli legati alla supply chain. In questo scenario l’India sta diventando sempre più spesso quel “+1”. Per le aziende l’accordo rappresenta dunque un’opportunità significativa. Anche se la complessità del contesto indiano rimarrà elevata e le imprese dovranno valutare attentamente l’impatto settoriale, rivedere le proprie strategie commerciali e comprendere i nuovi requisiti normativi, dalle regole di origine alla documentazione doganale. È qui che entra in gioco il nostro know-how».
Il ruolo della logistica: l’esperienza di D.B. Group sul mercato indiano
Dal punto di vista logistico, i costi di trasporto tra India e Italia presentano alcune peculiarità: l’export verso l’India ha un costo e un andamento più stabile rispetto all’import, discrepanza quest’ultima dovuta principalmente a un disequilibrio tra volumi in ingresso e uscita dal paese. Dal 2023, inoltre, l’intera tratta è influenzata dalle tensioni nel Mar Rosso che hanno costretto molte navi a circumnavigare l’Africa evitando il Canale di Suez e allungando i transit time.
In un mercato articolato come quello indiano, l’esperienza locale diventa un fattore determinante. D.B. Group è presente nel Paese da vent’anni e ha sviluppato una vasta rete con sei uffici e numerosi magazzini nei maggiori centri logistici, con Headquarter a Mumbai, il principale hub commerciale del Paese.
Spiega Nicola De Bortoli, Chief Strategic Development Officer e membro del Board di D.B. Group SpA: «In D.B. Group non ci limitiamo a spedire merci, ma ricerchiamo soluzioni e risolviamo problemi. Del resto, qui ciò che conta davvero è l’esperienza, il coordinamento, la pianificazione e la gestione del rischio. Per questo, offriamo alle aziende che operano con l’India una gamma completa di servizi tra cui: trasporto aereo, last mile delivery con partner locali, logistica integrata, magazzinaggio, Free Trade Warehousing Zones (FTWZ), supporto nella classificazione dei prodotti e attività di expediting e controllo qualità, monitoraggio dei fornitori e delle spedizioni, supply chain, servizi doganali specializzati, inclusa la consulenza FSSAI per il settore Food».

Un altro punto chiave è la project division, dedicata a spedizioni fuori sagoma, impianti industriali e progetti complessi. Così come l’Air Import dal Bangladesh o l’Air Export Eastbound con uno spazio dedicato ai clienti e partenze settimanali dall’Italia verso tutte e tre le destinazioni indiane principali (Mumbai, Delhi, Chennai). Il volo è nel fine settimana da Malpensa e atterra nei singoli aeroporti in India o lunedì o martedì.
Conclude De Bortoli: «L’india non è solo una destinazione geografica ma una vera e propria direzione strategica. Operare qui richiede competenze specifiche, presenza locale e capacità di adattamento. Ma per le aziende che sapranno prepararsi per tempo, il nuovo accordo commerciale potrebbe trasformare la complessità del mercato in un importante vantaggio competitivo. E noi saremo sempre al loro fianco in questo percorso di sviluppo».
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