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Chiusure A6 e A26: cosa cambia per i flussi delle merci

La frana che ha causato il crollo del viadotto sulla autostrada A6 nel tratto in direzione nord compreso fra Savona e Altare e la chiusura della A26 che collega Genova e Alessandria per le urgenti verifiche tecniche sui viadotti Fado Nord e Pecetti Sud imposte al concessionario dalla Procura di Genova stravolgeranno anche i flussi […]

di Nicola Capuzzo
26 Novembre 2019
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A26

La frana che ha causato il crollo del viadotto sulla autostrada A6 nel tratto in direzione nord compreso fra Savona e Altare e la chiusura della A26 che collega Genova e Alessandria per le urgenti verifiche tecniche sui viadotti Fado Nord e Pecetti Sud imposte al concessionario dalla Procura di Genova stravolgeranno anche i flussi delle merci da e per i principali porti e aeroporti del Nord-Ovest d’Italia. Le infrastrutture maggiormente coinvolte saranno gli scali portuali di Genova (in particolare il bacino di Prà dove sorge il principale terminal container della regione) e di Savona-Vado, oltre che l’aeroporto Cristoforo Colombo che nei primi dieci mesi dell’anno aveva movimentato 2.251 tonnellate di merci provenienti perlopiù dal bacino locale. Maggiore sarà l’impatto invece per le merci che dalla Liguria venivano invece trasferite a Malpensa per essere imbarcate (o per effettuare il percorso inverso): per il mercato ligure le alternative più vicine all’aeroporto milanese saranno rappresentate da Nizza o da Pisa.

Significativamente maggiori saranno i riflessi sull’autotrasporto in generale e sui trasporti eccezionali. Quest’ultimi, data l’interruzione sia della A26 che della A6, di fatto non saranno più un’opzione possibile da e per i porti di Genova e Savona visto che anche l’autostrada A7 è sempre stata considerata una infrastruttura difficilmente percorribile per i carichi fuori sagoma visto il suo tracciato. I porti di La Spezia e Livorno potranno invece continuare a operare grazie al collegamento autostradale con Parma (A15). Ancor più di Genova rimarrà isolato il porto di Savona che fino ad oggi movimenta quotidianamente un volume inferiore di merci ma che tra poche settimane vedrà entrare in attività il nuovo terminal container di Vado Ligure che a regime (fra qualche anno) movimenterà fino a 700mila Teu (unità i misura del container da 20′).

Si preannuncia in ogni caso particolarmente critica la viabilità su tutte le autostrade liguri dal momento che di tre arterie che fino a qualche giorno fa collegavano la Liguria con il Nord-Ovest d’Italia ne è rimata solo una e per di più a sole due corsie (lavori in corso permettendo).

Un nuovo piano d’intervento straordinario servirà infine anche riorganizzare l’afflusso e il deflusso dei container con il porto di Genova, sia i bacino di Sampierdarena che quello di Prà, nel quale ogni mese vengono imbarcate e sbarcate oltre 4mila tonnellate di merce. Di queste, oltre 200mila sono Teu, vale a dire container da 20 piedi. Considerando, però, che la stragrande maggioranza dei container utilizzati è da 40 piedi il volume di box in entrata e in uscita ogni mese dal porto ammonta a circa 100mila (vale a dire 5mila mezzi stradali ogni giorno con a bordo un container considerando i giorni feriali).

Le istituzioni locali, la port authority di Genova e Savona e le associazioni di categoria fin dai primi minuti si sono messe al lavoro, così com’era avvenuto all’indomani del crollo del viadotto Morandi, per trovare soluzioni, limitare i disagi e se possibile non perdere traffici. In attesa di vedere quali contromisure saranno trovate e in che modo la soluzione andrà normalizzandosi, è lecito attendersi che gli spedizionieri e i caricatori/ricevitori opteranno per far transitare le merci attraverso scali limitrofi (nel Nord Tirreno e nel Nord Adriatico) non colpiti dalle limitazioni imposte da queste due interruzioni autostradali.

Fra le soluzioni che la community portuale genovese potrebbe prendere in considerazione per bypassare i blocchi autostradali alle spalle delle banchine non è da escludere la possibilità di attivare servizi di navettamento ferroviari con le aree del retroappennino (Rivalta Scrivia, Melzo, Milano, Novara, ecc.). Qualcuno suggerisce di riservare una corsia della A7 ai mezzi pesanti o in qualche modo a privilegiare il transito delle merci lungo quella stessa arteria autostradale nelle ore notturne.

Nicola Capuzzo

AGGIORNAMENTO DEL 26/11/2019 – h.9:40

Una nota del Ministero delle infarstruttura e dei trasporti informa che: “È in corso al Mit la riunione tra la ministra delle infrastrutture e dei trasporti De Micheli e i vertici Aspi per il ripristino della viabilità del tratto autostradale A26 anche prima delle ore 12 e la definizione di altri interventi a garanzia della sicurezza.”

Leggi l’annuncio di Autostrade per l’Italia sula chiusura della A26 e gli itinerari alternativi suggeriti 

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