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Abercrombie&Fitch punta a dirottare sulla via aerea le spedizioni

Questa la risposta del brand di abbigliamento Usa alla crisi del Mar Rosso, mentre anche Ikea ammette possibili criticità nelle forniture

di REDAZIONE AIR CARGO ITALY
21 Dicembre 2023
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Cma Cgm Air Cargo aereo (4)

Ikea e Abercrombie&Fitch sono tra le prime aziende di peso mondiale ad ammettere possibili problemi di fornitura a seguito della crisi del Mar Rosso, e della conseguente decisione di pressoché tutte le principali compagnie container di deviare i loro traffici per il Capo di Buona Speranza. L’azienda svedese di arredamento – riferisce Bloomberg – ha detto di paventare il rischio di carenze di alcuni prodotti, e ha evidenziato che sta cercando “altre opzioni” per assicurarsi la disponibilità di quelli che normalmente passano per il Mar Rosso e il canale di Suez, nel loro tragitto dall’Asia all’Europa. Ikea – ha dichiarato un portavoce aziendale – “rimane in stretto dialogo con i suoi fornitori di servizi di trasporto “per garantire la sicurezza delle persone che lavorano nella catena del valore” dell’azienda e per “prendere tutte le precauzioni necessarie per mantenerle al sicuro”.

Più radicale la reazione dell’azienda di abbigliamento statunitense Abercrombie&Fitch, che secondo un’email indirizzata ai suoi fornitori – riporta sempre Bloomberg – punta laddove possibile a trasferire le spedizioni sulla via aerea per evitare interruzioni nella supply chain. Interpellate da Reuters, numerosi altri big dell’economia mondiale – da Danone a Whirpool a Volvo – hanno spiegato che i loro carichi stanno seguendo rotte alternative ma segnalato di non attendersi al momento particolari difficoltà. Tra coloro che hanno ammesso “limitati impatti” sulle consegne si annoverano le svedesi Electrolux ed Essity (azienda specializzata in prodotti per l’igiene personale) e la norvegese Yara, che realizza prodotti chimici tra cui fertilizzanti.  L’abbandono della via del Mar Rosso e di Suez avrà però impatti anche su altri tipi di merce quali prodotti del settore agroalimentare. Un allarme è stato lanciato ad esempio dagli esportatori indiani di uva da tavola, che si troveranno ad affrontare problemi molto simili a quelli che devono fronteggiare i loro colleghi sudamericani che vendono i loro grappoli negli Usa. La testata specializzata FreshPlaza ha riportato il caso dell’indiana Janki Freshyard Private Limited, che teme un grande impatto sulle prossime esportazioni dirette verso Europa, Regno Unito e in generale i mercati occidentali, e dell’egiziano Elteriak Farms, che per poter continuare a effettuare consegne ha detto di lavorare “con piccole aziende che non hanno problemi a transitare lungo la rotta del Mar Rosso”.

Passando infine alle aziende italiane, per il momento sulla crisi del Mar Rosso si è espressa Illy Caffè. Pur esplicitando preoccupazioni rispetto all’aumento dei prezzi, il presidente Andrea Illy, a margine delle celebrazioni per i 90 anni dell’azienda, ha detto di non temere ricadute sulla produttività aziendale.

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