“Estremamente seria” la situazione del caro carburante nel trasporto aereo merci
La guerra in Medio Oriente entra nel 4° Forum di AIR CARGO ITALY tra timori e spiragli di opportunità
Fiumicino – Il tema della guerra in Medio Oriente e delle sue conseguenze si è fatto largo nel corso del quarto Forum di AIR CARGO ITALY, dal titolo ‘Al centro del cargo aereo in Italia: strategie, mercati e innovazione, andato in scena oggi nell’aeroporto di Fiumicino.
“Bisogna trovare il modo di ribaltare o condividere i costi, altrimenti non si potrà continuare a fare business” è stato il grido d’allarme fatto risuonare in sala in particolare da Gennaro Scarfiglieri (Poste Air Cargo), rispetto al costo del carburante, lievitato con lo scoppiare del conflitto.
“Solitamente il fuel pesa per circa il 25% del costo del volo, e attualmente il suo importo sta raddoppiando” ha affermato il Ceo della compagnia aerea di Poste Italiane, evidenziando che al momento i prezzi applicati sono ancora quelli di febbraio, ma – appunto – “quelli di marzo sono più del doppio di questi”.
La situazione è quindi “estremamente seria” ha concluso Scarfiglieri, che ha spiegato di monitorare in questa fase delicata le azioni dei grandi player come Dhl e di confrontarsi con loro per valutare il da farsi.
Non sul solo jet fuel si sono però concentrate e preoccupazioni degli operatori intervenuti all’evento rispetto al conflitto in corso.
Oltre al carburante peserà anche il costo delle assicurazioni – ha rilevato Marianna Quarticelli, country manager per l’Italia di Air Logistics – prefigurando il probabile venire meno di una certa quota di capacità offerta dai vettori, in particolare con l’approssimarsi dell’estate. La carenza, ha paventato Quarticelli, peserà in particolare sull’export, dato che questo viaggia principalmente sulla stiva belly cargo degli aerei passeggeri, le cui rotte in primis potrebbero essere ridotte dai vettori.
Come evidenziato dal presidente di Anama Alessandro Albertini, proprio i momenti più difficili sono tradizionalmente vissuti dalla categoria degli spedizionieri “come opportunità”, tanto che anche in questo particolare momento storico potrà valere il detto (molto diffuso nel settore) che “la merce trova sempre una strada”.
È questo quel che sta cercando di fare ad esempio il biomedicale, merce che solitamente ha uno snodo centrale negli aeroporti dell’area del Golfo e che “sta soffrendo per via del Medio Oriente”, come rilevato da Andrea Battaglia, coordinatore del Pillar Air di Pharmacom Italia.
Anche in questo caso, il punto non è però tanto la possibilità che le spedizioni arrivino a destinazioni, ma a quali condizioni. “Il biomedicale sta trovando nuove vie sull’Oman, o transitando per Jeddah o Riyad” ha rilevato Battaglia “ma con rerouting e costi che cadono su utente finale”.
F.M.
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