“Mesi per ripristinare le scorte di jet fuel anche con la riapertura di Hormuz”
I danni alle raffinerie, secondo il direttore generale di Iata Willie Walsh, richiederanno un certo tempo per essere assorbiti
La notizia dell’accordo per il cessate il fuoco tra Iran e Usa, con la conseguente attesa riapertura dello stretto di Hormuz, non deve far sottovalutare l’impatto della crisi sulle forniture di carburante aereo.
L’annuncio di una tregua temporanea, con l’avvio di colloqui in programma da venerdì a Islamabad tra le due parti, ha avuto effetti positivi immediati per il settore dell’aviazione, dando slancio ai titoli delle compagnie aeree in Borsa e parallelamente spingendo verso il basso le quotazioni del petrolio, sceso sotto i 100 dollari al barile. Tuttavia, secondo il direttore generale di Iata Willie Walsh, i danni avuti dalle raffinerie faranno sì che il ripristino delle scorte di jet fuel non potrà avere luogo che tra qualche mese, mentre per lo stesso motivo lo stesso tempo ci vorrà per poter assistere a una discesa dei prezzi.
“Se dovesse riaprire e rimanere aperto, credo che ci vorranno comunque mesi per tornare ai livelli di fornitura necessari, data l’interruzione della capacità di raffinazione in Medio Oriente”, ha affermato Walsh. Il numero uno di Iata, in relazione in particolare al settore dei viaggi, ha anche allontanato i paragoni con la pandemia da Covid 19, evidenziando come in quel caso la capacità di trasporto aereo fosse calata del 95% a causa della chiusura delle frontiere, evidenziando come la situazione attuale possa piuttosto essere confrontata con quella della crisi del 2008-2009 – quando ci vollero tra i 10 e i 12 mesi per il ritorno alla normalità – e il post 11 settembre, quando la ripresa ne richiese quattro.
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