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Da Malpensa l’intelligenza artificiale muove i primi passi nel cargo aereo italiano

“Facciamo squadra” è l’appello che arriva dal Cluster cargo aereo mentre l’automazione in magazzino e in piazzale si affacciano insieme a nuovi sistemi It nell’operatitività quotidiana

di Nicola Capuzzo
22 Aprile 2026
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ANAMA – 8° Convegno Oss. Cargo Aereo e Quality Award Italy – 21 aprile 2026-20260422T084516Z-3-001 (53)

Malpensa – L’intelligenza artificiale si prepara a fare il suo ingresso nel cargo aereo e alla cargo city dell’aeroporto di Malpensa. Uno dei primi esempi concreti saranno i sistemi di automazione spinta che sorgeranno nel nuovo magazzino in via di realizzazione per conto di Dnata ma anche Sea sta investendo in nuove tecnologie di monitoraggio nella parte land side dello scalo con le prime sperimentazioni programmate entro la fine di quest’anno. Il cluster cargo aereo invita a lavorare a livello di community e mette in guardia da un probabile e atteso management change ai vertici delle aziende del comparto.

Questi alcuni dei temi emersi durante l’8° convegno dell’Osservatorio Cargo Aereo (formato da Anama, Assohandlers, Ibar e Assaereo) che ha riunito alcuni dei principali player del settore a Malpensa grazie al supporto di Sea Aeroporti di Milano. Nell’occasione è stato presentato e discusso uno studio sulle prospettive di applicazione dell’intelligenza artificiale nel cargo aereo appositamente realizzato dall’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano.

Secondo le risultanze emerse il 51% delle aziende intervistate (il campione rappresentativo era di 80 società) ha finora già avviato progetti o implementazioni in materia di Ai, quota destinata a crescere fino al 77% nei prossimi tre anni. “Si tratta di un processo di evoluzione che avviene mantenendo centrale il ruolo umano, con il 69% degli operatori che adotta un approccio in cui le persone restano centrali” assicurano gli autori dello studio e Anama, anche se nelle conclusioni è stato sottolineato da Silvia Moretto (D.B. Group) come si preveda “un change management nelle aziende perché servirà un significativo reskilling”. Nuovi strumenti, nuove competenze e nuove figure a tutti i livelli aziendali.

Gli sforzi tecnologici sono mirati a snellire le inefficienze e migliorare la fluidità della filiera: il 42% delle realtà che utilizzano l’Ai lo fa per gestire le relazioni e lo scambio di dati, il 31% per ottimizzare pricing e fatturazione e il 23% per pianificare le attività logistiche e la gestione doganale e documentale. L’intelligenza artificiale è impiegata primariamente a supporto delle attività operative (69%) piuttosto che come strumento di automazione pura (54%) e i benefici percepiti dalle aziende si traducono in miglioramenti significativi nella qualità dei processi, nella produttività e nel livello di servizio (6,7).

Per quanto riguarda le aziende che operano a livello multinazionale (45% del campione totale), nel 39% dei casi le soluzioni di Ai sono state inizialmente sperimentate all’estero e solo in un secondo momento adottate anche dalle filiali italiane. Guardando alle sperimentazioni in corso, il 28% delle soluzioni sono in fase di test all’estero, mentre il 16% è in sperimentazione in Italia. Nei prossimi anni si assisterà tuttavia a un progressivo radicamento nazionale, con il 44% delle aziende pronto a sperimentare queste soluzioni direttamente sul territorio italiano.

Damiano Frosi (Politecnico di Milano) ha spiegato che nel cargo aereo l’intelligenza artificiale si traduce ad esempio in sistemi di controllo dei mezzi in piazzale, di automazione conteggio pallet e colli, nell’individuazione di carichi danneggiati, fino al reperimento di determinate informazioni su un collo dialogando con un chatbot. L’Ai diventerà un fattore di competitività fra le imprese, uno dei fattori più importanti” è stata la sua conclusione.

Nel corso della tavola rotonda che ha fato seguito alla presentazione della survey, Antonella Sada (Dhl Express) ha messo in rilievo quanto già oggi l’Ai sia “uno strumento che affianca il nostro lavoro quotidiano e lo supporta come strumento predittivo indicandoci quali possono essere le soluzioni migliori da attivare per mantenere collegamenti attivi nel mondo”. Uno strumento utile ad esempio per “garantire precisioni e ridurre tempistiche di gestione delle pratiche”. Secondo Edvino Corradi (Lufthansa Cargo) il rischio da evitare è quello che “ognuno si faccia la propria intelligenza artificiale” perché “il dato deve dialogare con gli altri attori del comparto”. Perciò l’esperto manager ha suggerito “come cargo community di Malpensa di avere un approccio coordinato e collettivo all’utilizzo dei dati estendendo il lavoro non solo ai vettori, agli handler e agli spedizionieri ma anche alle Dogane, all’Enac” e agli altri stakeholder coinvolti. “Chi riuscirà negli aeroporti europei a fare questa integrazione dei dati prenderà il sopravvento” è il messaggio lanciato.

Fabrizio Iacobacci (Bcube Air Cargo) ha invitato a “lavorare sul cambiamento culturale”, evidenziando come “la grandissima mole di dati disponibili non deve ridondare ma essere razionalizzata”. A proposito di casi concreti d’applicazione dell’intelligenza artificiale Iacobacci ha individuato non solo funzioni come il data entry (soprattutto per spedizioni sensibili come il pharma), ma anche l’operazione di ricerca delle merce negli scaffali riducendo il rischio di not found. “Nel 2027 – ha preannunciato – Bcube avrà un nuovo sistema gestionale pronto ad accogliere interconnessioni con altri sistemi e qui si torna all’invito a fare community”.

Anche Sea guarda con interesse a questo sviluppo tecnologico e Paolo Dallanoce, in attesa del primo magazzino ad automazione spinta che sarà inaugurato da Dnata, ha rivelato che l’aeroporto sta investendo in IT sulla parte land side della cargo city. Si tratterà di una “tecnologia, senza necessaria azione diretta di un operatore umano, in grado di rilevare i movimenti dei camion e degli autisti che consentirà di ricostruire il processo del flusso camionistico”. Entro poche settimane sarà individuata la tecnologia e nella seconda metà dell’anno prenderanno avvio i primi test nella parte nord della cargo city. Più a lungo termine, nell’arco di alcuni anni, il traguardo sarà quello di vedere “sistemi di trasporti intelligenti con processi di fast transfer dai magazzini di seconda linea gestiti dagli spedizionieri a quelli di prima linea”.

Chiudendo i lavori anche Silvia Moretto, a proposito di intelligenza artificiale ha sottolineato l’importanza di una necessaria “interoperabilità e visione di filiera”, perché fino ad oggi i dati spesso sono su portali proprietari e l’onere di portare avanti questi processi ricade sulla singola azienda. Non si è ancora messo sul tavolo un progetto di filiera che possa utilizzare questi strumenti nuovi per risolvere problemi vecchi”. Se questo non avverrà si assisterà a un “investimento singolo che non porterà risultato collettivo e di sistema con il rischio di rincorrere quello che fanno gli altri”.

Il report del Politecnico di Milano analizza l’evoluzione tecnologica del cargo aereo sottolineando come “le attuali crisi geopolitiche non siano più un semplice elemento di sfondo, ma uno dei driver principali delle sfide operative”. Le aziende intervistate hanno infatti segnalato l’instabilità geopolitica (valutata 7,9 su una scala da 1 a 10) e il conseguente aumento dei costi energetici e dei carburanti (7,9) come i fattori di pressione più critici, al pari della crescente competitività del mercato (7,9). L’impatto delle deviazioni di rotta e delle incertezze globali si riflette in modo ancora più acuto sulle aziende multinazionali (che compongono il 45% del campione), per le quali le carenze di capacità e le congestioni aeroportuali rappresentano il problema principale, con un indice di criticità pari a 8,3.

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