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Economia

Outlook Fedespedi: 4 minacce per le spedizioni italiane

Dazi di Trump e trattativa Usa-Cina, rallentamento dell’economia cinese, Brexit ed embarghi contro Iran e Russia: grandi incertezze pesano sull’Iran. Con questi fattori in evidenza si apre l’ultimo Economic outlook del Centro Studi Fedespedi, la Federazione nazionale delle imprese di spedizione merci internazionali. Si tratta del 14° Economic Outlook con i dati di scenario (macroeconomici, […]

di Nicola Capuzzo
9 Marzo 2019
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Fedespedi economic outlook

Dazi di Trump e trattativa Usa-Cina, rallentamento dell’economia cinese, Brexit ed embarghi contro Iran e Russia: grandi incertezze pesano sull’Iran. Con questi fattori in evidenza si apre l’ultimo Economic outlook del Centro Studi Fedespedi, la Federazione nazionale delle imprese di spedizione merci internazionali. Si tratta del 14° Economic Outlook con i dati di scenario (macroeconomici, import, export) relativi al II semestre 2018 e approfondimenti sul cargo aereo, sul traffico sulla rete autostradale e sulle tendenze in atto nello shipping internazionale.

Dallo
studio emerge quanto grandi incertezze a livello nazionale e internazionale gravino
sulla traiettoria a breve del ciclo economico italiano, spingendo imprese e
consumatori a scelte prudenziali. L’esito sono una domanda interna debole e una
flessione del saldo commerciale per il nostro paese (del valore di 38,765
miliardi di euro nei primi 11 mesi del 2017 e ridottosi, nello stesso periodo
del 2018, a 32,939 miliardi), che comunque rimane fortemente positivo.

Queste
le questioni ‘aperte’ che hanno ridotto la crescita degli scambi internazionali
nel 2018 e che iniziano a pesare sull’export (-0,4% a novembre 2018) e import
(-2,2% a novembre 2018) italiani:

  • le
    politiche protezionistiche e daziarie di
    Trump
    (che fanno volare l’economia USA – PIL +3,5% – anche grazie ad ampie
    agevolazioni fiscali alle imprese) e le lunghe trattative commerciali tra USA e
    Cina;
  • la
    flessione della crescita cinese –
    stimata sotto le attese anche nel 2019 (+6,5%) e nel 2020 (+6,2%) – anche come
    conseguenza della ridefinizione della politica economica del Paese (più
    propenso a dare maggiore attenzione alla domanda interna);
  • il
    conseguente rallentamento delle economie
    dell’eurozona
    nel 4° trimestre del 2018 e il calo della produzione
    industriale, soprattutto in Germania (-1,9% a novembre e -0,4 a dicembre) e
    Italia (-1,9% a novembre e -0,8% a dicembre), che sembrano segnare un momento
    di rottura rispetto al buon andamento dei 3 anni precedenti;
  • l’incognita
    Brexit e il rischio di un mancato
    accordo tra UE e Regno Unito: non va dimenticato il fatto che il Regno Unito è
    il 5° partner commerciale dell’Italia, vale il 5,5% dell’export nazionale ed è
    tra i Paesi con i quali abbiamo il saldo commerciale positivo più alto (export:
    21,208 miliardi di euro; import: 9,906 miliardi di euro), insieme a Stati
    Uniti, Francia e Svizzera;
  • la
    decisione di mantenere o imporre nuovi embarghi
    in risposta a tensioni politiche (ad esempio, il perdurare delle sanzioni verso
    la Russia e le nuove sanzioni verso l’Iran).

Nonostante
queste grandi incertezze, l’export
italiano continua a crescere
(+3,8% nei primi 11 mesi del 2018, in calo
rispetto al +7,4% del 2017 e appena sotto l’export mondiale, che fa segnare +4%
nel 2018, anch’esso in calo rispetto al +5,3% del 2017). I risultati migliori
sono verso l’Africa (+8,2%) e l’Asia Centrale (+17,4%), oltre che verso l’UE a
28 (+5,3%, nostro tradizionale bacino di destinazione). Per quanto riguarda il
saldo commerciale, i Paesi con cui abbiamo maggior deficit rimangono Cina,
Paesi Bassi, Germania e Belgio.

Ha
così commentato il Presidente di Fedespedi, Silvia Moretto: “Il rallentamento
dell’export italiano in risposta ad una flessione dell’economia e degli scambi
internazionali, dovuta alle dinamiche politiche ed economiche in atto, è un
dato che dobbiamo cogliere come un’opportunità. Come sappiamo, le aziende
italiane sono fortemente orientate all’export, data la debolezza del mercato
interno. Dunque, tanto più in questo momento di incertezza e di crescente
complessità dello scenario del commercio internazionale, la professionalità
dello spedizioniere internazionale, partner strategico delle imprese che
decidono di internazionalizzare la propria attività, può fare la differenza e
può rappresentare la leva di crescita per la manifattura, soprattutto se si
parla di MPMI”.

Preoccupa
di più invece, secondo la numero uno di Fedespedi, il dato sulla flessione del
traffico dei porti italiani (-2,4%) in controtendenza rispetto al +8,8% degli
altri porti del Mediterraneo e alla continua crescita di quelli del Nord
Europa. La perdita di competitività è, secondo la Federazione, “un grave
fattore di rischio per l’Italia e questo ritardo va recuperato con un gioco di
squadra tra pubblico e privato per il miglioramento dell’efficienza dei sistemi
di controllo delle merci in entrata/uscita, per migliorare il servizio reso
alle imprese importatrici ed esportatrici”.

I
porti italiani, infatti, nel 2018 hanno movimentato 10,284 milioni di Teu, in
diminuzione del 2,4% rispetto al 2017: ottimi i risultati di Trieste (+17,7%),
Napoli (+13,0%) e Venezia (+3,4%), ma continua la crisi dei porti di
transhipment, con le pesanti flessioni di Gioia Tauro (-5,9%) e Cagliari
(-53,2%) e Genova, dopo la tragedia del ponte Morandi, limita le perdite ad un
modesto -0,5%.

Queste
le altre tendenze in atto nel settore:

  • sostanzialmente
    invariato il traffico cargo aereo in
    Italia nel 2018
    (-0,5% sul 2017) dopo le crescite record degli ultimi anni;
    la stessa tendenza si riscontra a livello globale con il 2018 che si chiude con
    un +3,5%, contro il +9,7% del 2017. Le cause sono da individuare, secondo IATA
    nella fine del ciclo di ricostituzione degli stock di magazzino e nella
    generale debolezza degli scambi internazionali;
  • la
    crescita (+2,6%) del traffico di veicoli
    pesanti sulla rete autostradale
    italiana nei primi 11 mesi del 2018:
    superati i 19 milioni di veicoli/Km, a conferma di una certa vivacità dell’economia
    nazionale, nonostante i segnali di difficoltà.

Lo studio è disponibile sul sito di Fedespedi: www.fedespedi.it/index.php/documenti/carica/newsletter

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