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Gli Airport Cargo Community Systems sono entrati nella fase della adozione di massa

Secondo una indagine di Transport Intelligence, l’ecosistema è fondamentale per favorire le adesioni, mentre non è necessaria una maturità digitale avanzata

di REDAZIONE AIR CARGO ITALY
17 Luglio 2026
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L’adozione degli Airport Cargo Community Systems è ormai un fenomeno di massa nel settore. Tanto che molti operatori temono ormai i costi dell’inazione, più che quelli di una implementazione.
Lo rileva un’indagine condotta da Transport Intelligence e Kalé tra gennaio e marzo 2026 su 180 professionisti del cargo aereo in oltre 15 paesi. Tra i risultati più eclatanti segnalati, lo studio riporta anche un risparmio di 2,1 milioni di dollari dichiarato da un partecipante per la sua organizzazione.

In sintesi, il questionario per prima cosa ha accertato che la conoscenza degli Accs è ormai diffusa (77% degli intervistati) e che i sistemi sono molto utilizzati (il 49% del campione è un utente attivo, con la maggior parte delle implementazioni avvenute negli ultimi tre anni). In questa fase, anche il passaggio alla fase 3 – con un uso di Accs diffuso possibili integrazioni con la Ai – non risulta una prospettiva lontana.

Un secondo elemento importante è la consapevolezza dell’importanza di questi sistemi. Il 62% dei non-adottanti teme la perdita di competitività come rischio principale entro 24 mesi, mentre il 61% vede l’aumento dei costi operativi come pressione già in atto.

Guardando agli ostacoli che rallentano l’adozione degli Accs, quelli indicati – ed è una buona notizia – sono considerati limiti superabili e non barriere insormontabili. Il 60% dei non-adottanti indica infatti tra le ragioni della mancata adozione vincoli operativi e di risorse (bassa maturità digitale, IT limitato); seguono l’incertezza sul Roi e la scarsa fiducia/coinvolgimento degli stakeholder della community aeroportuale. Di contro, il 63% degli utenti attivi conferma però che i benefici superano i costi.

I dati smentiscono inoltre un mito: l’Accs non richiede una maturità digitale avanzata come prerequisito. I sistemi sono infatti piattaforme che si integrano con Tms, Erp e sistemi di gestione cargo esistenti tramite Api aperte. Il vero problema non è la digitalizzazione interna (l’80% del settore si dichiara a maturità moderata/bassa) ma il fatto che in caso di necessità si torna a email, telefono e carta (il 46% delle organizzazioni si scambia dati ancora via email/Ftp/Sftp).

Nella fase attuale, ovvero quella della adozione di massa, secondo l’analisi i risparmi per gli operatori sono immediati, misurabili e già documentati. Si tratta in particolare di vantaggi in termini di velocità (check-in da 2,5 giorni a 10 minuti (–99%) per caricatori/Bco; tempi di sosta dei mezzi da 2-3 ore a meno di 30 minuti per il 45% degli utenti Accs) e in minori costi. In particolare un operatore statunitense ha dichiarato di avere registrato un risparmio di 2,1 milioni di dollari nel primo anno e un’efficienza operativa in aumento dal 15% al 40% per gli autotrasportatori. Oltre a questi risultati, gli intervistati hanno citato anche una migliore visibilità end-to-end (59,1%) e una migliore collaborazione tra stakeholder (68,2%). Infine, rispetto agli ambiti di compliance e sostenibilità, l’indagine rileva che il 99% dei permessi doganali sono processati entro 10 minuti, ottenendo con gli Accs inoltre una riduzione del 43,4% dell’impronta di carbonio.

Secondo gli intervistati, un ritorno economico significativo si materializza tipicamente tra 6 e 18 mesi dal go-live (la maggior parte degli utenti attuali non ha ancora raggiunto il pieno potenziale della piattaforma).

Un altro aspetto fondamentale riscontrato dall’indagine è il ruolo giocato dall’ecosistema: il 76% dei non-adottanti è restio a impegnarsi senza un suo coinvolgimento significativo dell’ecosistema; il 40,3% attende che almeno il 50% del volume di cargo sia operativo su Accs prima di aderire.

Il fattore che più probabilmente innesca l’adozione è il guadagno economico dimostrato (incentivi, pilot gratuiti, ROI provato, 46,9%), seguito da compliance normativa, adesione dei principali partner commerciali e casi d’uso disponibili dal primo giorno.

Dallo studio emerge però che nessuna singola leva è di per sé sufficiente: community scale, condizioni commerciali, integrazione tecnica e credibilità della governance devono essere affrontate insieme.

Guardando alla possibile evoluzione del settore, l’indagine evidenzia come nessuna delle applicazioni AI ad alto valore — previsione dei carichi, dispacciamento automatizzato, profilazione del rischio doganale pre-arrivo, validazione intelligente dei documenti, gestione proattiva delle disruption, ottimizzazione dei ricavi — funzioni in modo affidabile senza una base dati pulita, standardizzata e condivisa a livello di community, quella che gli Accs aiutano a creare, costruendo quindi l’infrastruttura che determinerà il proprio vantaggio competitivo nel prossimo decennio.

Infine, relativamente al percorso di adozione, sulla base dell’esperienza diretta in oltre 200 aeroporti, lo studio suggerisce un percorso in fasi: valutazione della readiness, definizione di una governance neutrale, lancio di moduli ad alto impatto e bassa complessità (quali ad esempio e-Awb, prenotazione slot camion, visibilità in tempo reale), quindi formazione parallela al deployment tecnico, integrazione e scala, infine attivazione delle capacità Ai.

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