L’83% degli spedizionieri Usa segnala cali di volumi a causa dei dazi
Oltre la metà, secondo un sondaggio di Afa, riscontra modifiche alle catene di approvvigionamento e alle rotte di spedizione dei clienti
Airforwarders Association, l’associazione di categoria statunitense degli spedizionieri aerei, ha svelato i risultati di un sondaggio condotto tra i propri associati che mostra come l’83% dei rispondenti dichiari di avere perso volumi lo scorso anno come conseguenza diretta dei dazi imposti dalla amministrazione Trump.
Oltre la metà degli intervistati ha aggiunto che i dazi hanno imposto modifiche alle catene di approvvigionamento e alle rotte di spedizione dei clienti, mentre un po’ meno di metà ha segnalato un aumento dei costi operativi e del carico amministrativo.
I membri di Afa hanno inoltre citato anche ritardi doganali, congestione aeroportuale, riduzione delle frequenze di volo e processi di sicurezza e documentazione incoerenti come fattori che aggravano l’impatto dei dazi sulle operazioni quotidiane.
“Questi risultati sottolineano la necessità di politiche più stabili e prevedibili, in grado di dare alle imprese la fiducia necessaria per investire, pianificare la capacità e prendere decisioni di lungo periodo sulle catene di approvvigionamento” ha affermato l’associazione, che ha aggiunto di voler utilizzare i risultati del sondaggio per orientare la propria attività di advocacy al Congresso e con gli stakeholder del settore.
Commentando i risultati, Glyn Hughes, Direttore Generale dell’associazione ha poi aggiunto: “I risultati del sondaggio riflettono la realtà creata dall’attuale politica commerciale degli Stati Uniti. Quando si innalzano le barriere, i prodotti e le catene di fornitura si spostano altrove: è economia di base”. Secondo Hughes il reshoring delle attività produttive negli Usa incontrerà ostacoli, “poiché i costi unitari della manifattura statunitense non sono competitivi a livello globale. Dall’inizio degli anni ’90 l’economia globale è cresciuta, gli Stati Uniti si sono affermati come principale economia mondiale e nazione più ricca, e oltre 1 miliardo di persone nel mondo è uscito dalla povertà estrema grazie alla produzione esternalizzata”.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI AIR CARGO ITALY