La guerra Iran – Usa – Israele sconquassa il cargo aereo mondiale
Chiuso lo spazio aereo nell’area, si fermano alcuni tra i principali hub del traffico mondiale anche merci

Gli attacchi aerei militari compiuti da Usa e Israele contro l’Iran, iniziati nella mattina di sabato 28 febbraio, e la rappresaglia di Teheran contro diversi paesi del Golfo, stanno sconquassando l’intero settore dell’aviazione mondiale, con un impatto paragonabile solo a quello visto in era Covid e con prevedibili effetti anche sul trasporto delle merci, che come quello passeggeri ha negli hub aeroportuali dell’area snodi fondamentali in particolare per i traffici est-ovest.
AIR CARGO ITALY sta già raccogliendo testimonianze dirette da parte di spedizionieri che si ritrovano con merce, attesa in arrivo in Italia da paesi asiatici via hub aeroportuali in Medio Oriente, rimasta ferma a terra e ora in attesa di un nuovo imbarco.
In ogni caso, la prima conseguenza diretta è stata la chiusura, almeno parziale, dello spazio aereo da parte, oltre che degli stessi Iran e Israele, di Iraq, Siria, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, già annunciata dopo che i primi attacchi avevano raggiunto l’aeroporto internazionale di Dubai e il principale scalo del Kuwait. A essere stati colpiti sono stati inoltre l’aeroporto internazionale Zayed di Abu Dhabi, così come quello del Bahrein.
Easa, l’Agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione, ha emesso un bollettino Czib (Conflict Zone Information Bulletin) per l’area di Medio Oriente e Golfo Persico, attualmente valida sino a oggi lunedì 2 marzo salvo una (molto probabile) proroga. Nel dettaglio, la raccomandazione riguarda “tutte le altitudini/i livelli” dello spazio aereo di Bahrain, Iran, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti, e Arabia Saudita.
Dichiarazioni in questo senso sono quindi seguite da parte dei principali vettori mondiali, dell’area e non.
Relativamente allo specifico ambito merci, Oman Air Cargo – il cui spazio aereo non risulta ufficialmente interamente chiuso – ieri, 1 marzo, aveva diffuso una nota per segnalare “limitate interruzioni operative” nell’ambito dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrain, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e lo stesso Omani), evidenziando che “i servizi verso l’Europa e la regione Asia-Pacifico continuano a operare come da programma, con instradamenti alternativi ove necessario e con lievi ritardi in alcuni casi”. In via precauzionale, aveva aggiunto, “il trasporto di merci deperibili è stato temporaneamente limitato” e “ulteriori misure operative di salvaguardia per garantire la sicurezza e la protezione del personale, dei clienti e delle spedizioni”.
Qatar Airways Cargo sul suo sito segnala che riprenderà le operazioni quando l’authority per l’aviazione del paese riaprirà lo spazio aereo. Eventuali aggiornamenti saranno annunciate domani, 3 marzo, alle 9 ora di Doha (le 7 in Italia).
Emirates Sky Cargo ha comunicato una “sospensione temporanea” dei voli che si protrarrà fino alle 15, ora locale, di martedì 3 marzo. Restrizioni in vigore per le prossime 24 ore sono state disposte sulle prenotazioni e accettazione di spedizioni.
Etihad ha parlato di voli da e per Abu Dhabi sospesi fino alle 14 ora locale di martedì 3 marzo, mentre Turkish Cargo, in un annuncio ancora del 28 febbraio, segnalava la cancellazione di voli con destinazione Bahrain, Dammam e Riyadh, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Siria ed Emirati Arabi Uniti. La situazione nella regione, segnalava la compagnia, “è monitorata in tempo reale e altre cancellazioni potranno essere aggiunte”.
Lufthansa Cargo ha annunciato di avere sospeso i voli per Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Dammam e Teheran fino all’8 marzo e che fino alla stessa data non sorvolerà gli spazi aerei di
Qatar, Kuwait, Bahrain, Dammam e Iran. Fino al 4 marzo, invece, non opererà verso Dubai e Abu Dhabi, né utilizzerà lo spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti. Inoltre dal 1 marzo all’8 marzo applicherà, alle spedizioni da, per e in transito sugli scali di Dubai, Abu Dhani e Riyadh un ‘embargo’ relativo ad alcune categorie di prodotti (animali vivi, spedizioni con ghiaccio secco, beni reperibili, merce di valore e a temperatura controllata, resti umani).
Secondo i dati raccolti da FlightAware, alla mattinata di domenica oltre 6.700 voli risultavano in ritardo e 1.900 cancellati in tutto il mondo, numeri da sommare alle migliaia del giorno prima. La società di analisi Cirium calcola che Emirates ed Etihad hanno cancellato rispettivamente il 38% e il 30% dei loro voli, mentre Qatar Airways il 41%.
Secondo il Ceo di Flexport, Ryan Petersen, la crisi si è tradotta in un ammanco di capacità di stiva aerea globale del 18% durante lo scorso week end. Rotate, in un post a firma del vicepresidente Tim van Leeuwen, ha parlato più precisamente in un post del 1 marzo ha parlato di un calo del 18% nelle precedenti 24 ore rispetto a una settimana prima.
Secondo gli analisti di Aevan, le chiusure hanno portato a una contrazione del 40% della stiva sul corridoio Asia – Medio Oriente – Europa.
Un tema evidenziato è anche quello dell’effetto sul settore della chiusura dello Stretto di Hormuz, dove passa il 20% del jet fuel globale, in esportazione dall’Arabia Saudita.
Tra le compagnie europee, Air France ha interrotto i voli per Dubai, Riyadh, Beirut e Tel Aviv. British Airways ha dichiarato che non volerà verso Tel Aviv e Bahrein fino al 4 marzo.
Swiss International Air Lines ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino al 7 marzo e ha cancellato i voli da Zurigo a Dubai previsti per sabato e domenica. Ita ha deciso di sospendere i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo e di estendere fino al 4 marzo la sospensione di quelli da e per Dubai. Tra i vettori statunitensi, Delta Air Lines ha sospeso i voli New York-Tel Aviv, mentre American Airlines ha annunciato di avere “temporaneamente sospeso” i voli Doha-Filadelfia e United ha cancellato i voli per Tel Aviv e Dubai fino a lunedì. Air Canada ha dichiarato di aver cancellato i voli per Israele fino all’8 marzo e a Dubai fino al 3 marzo. Comunicazioni di stop sono inoltra arrivati anche dall’Asia, da Air India a Cathay Pacific a Singapore Airlines.
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