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Marzani (Anama): “Anomalie e dimensione aziendale frenano l’eAWB”

In Italia il 35% di penetrazione della lettera di vettura elettronica è un buon punto di partenza anche se, per migliorare questa performance, serve un contributo maggiore sia da parte delle case di spedizione che dei vettori aerei. È questa, in estrema sintesi, la posizione espressa da Anama, l’associazione degli agenti aerei merci italiana, vale […]

di Nicola Capuzzo
27 Marzo 2019
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In Italia il 35% di penetrazione della lettera di vettura elettronica è un buon punto di partenza anche se, per migliorare questa performance, serve un contributo maggiore sia da parte delle case di spedizione che dei vettori aerei. È questa, in estrema sintesi, la posizione espressa da Anama, l’associazione degli agenti aerei merci italiana, vale a dire chi la merce la spedisce e quindi in concreto è tenuto quotidianamente a scegliere di compilare la eAir Waybill per la prenotazione del trasporto aereo cargo.

Marina Marzani, presidente di Anama, in occasione del Digital Air Cargo Day – Italy ha commentato i dati snocciolati da Francisco Rizzuto di Iata affermando che, “considerato il contesto di mercato italiano, il 35% medio di penetrazione è un numero abbastanza soddisfacente”. Il nostro paese ha infatti, secondo il vertice dell’associazione che rappresenta il 90% degli spedizionieri aerei attivi sul mercato locale, “la particolarità che esiste un elevato numero di società rappresentate da pochi addetti che si affiancano a realtà aziendali più grandi e strutturate con un centinaio di dipendenti. Lo spedizioniere più piccolo magari fa più fatica ad adeguarsi alla digitalizzazione e non ha le risorse per investire e dedicarsi a questo aspetto”.

Marzani, però, chiama in causa anche alcuni vettori aerei che a suo dire “non sono pronti talvolta ad accettare la lettera di vettura elettronica, così come non lo sono molti paesi esteri”. Sottolineando poi l’importanza di aver ripreso gli incontri con la Iata anche in Italia, la numero uno di Anama ha poi evidenziato anche un altro fattore che in qualche modo frena la diffusione della digitalizzazione: “Il cargo aereo in Italia è un settore dove in posizioni di vertice ci sono spesso persone non più giovanissime e che dunque non hanno spesso la voglia o la mentalità di investire su aspetti come quello della eAWB”.

Un’altra critica viene inoltre indirizzata alle compagnie aeree cui viene chiesto di mettere a disposizione del mercato strumenti il più possibile tecnicamente perfetti e funzionali, “perché – ha spiegato Marzani – a volte si trovano degli ostacoli che demotivano all’utilizzo della modalità digitale di un processo di booking”. Più nello specifico il riferimento è alle frequenti “anomalie del sistema” che compaiono sulla strada della prenotazione di una spedizione aerea e che “scoraggiano lo spedizioniere a ripetere l’esperienza la volta successiva dovendo in quel caso ripetere manualmente la procedura da capo”.

Un invito accorato, infine, è stato rivolto alla categoria affinché, sempre in tema di digitalizzazione, utilizzi maggiormente la piattaforma web messa a disposizione dalla cargo city di Malpensa e alla cui realizzazione ha dato un contributo importante anche Anama e più in generale il Cluster Cargo Aereo. Sea, il gestore aeroportuale di Malpensa, al fine di rendere il cargo community system ancora più appetibile, recentemente ha reso disponibile anche un’apposita App per i dispositivi mobili di telefonia.

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