Wto: almeno tre scenari per l’andamento degli scambi merci globali nel 2026
La previsione base (+1,9%) rischia di essere rallentata dal conflitto (+1,4%), ma una sua risoluzione rapida (insieme allo sviluppo della Ai) potrebbero migliorare le cose (+2,4%)
Dopo una crescita superiore nel 2025 a quella prevista (e pari al +4,6%, contro il +2,4% stimato ad ottobre), trainata dallo scambio di prodotti legati all’Ai e dal, nel 2026 il commercio mondiale è destinato a rallentare e potrebbe calare ulteriormente se i prezzi dell’energia resteranno elevati.
Lo sostiene l’ultimo Global Trade Outlook and Statistics della World Trade Organization, pubblicato oggi, che proprio per via delle incertezze legate al conflitto in Medio Oriente prospetta diversi scenari.
Il primo, che esclude shock sui prezzi dell’energia, prevede un aumento base del +1,9%, per poi proseguire con un + 2,6% nel 2027. Più sostenuto invece l’andamento dei servizi, che crescerebbe del 4,8% nel 2026 e del 5,1% nel 2027. Complessivamente, i due flussi porterebbero a un aumento degli scambi del 2,7% per quest’anno.
Una eventuale permanenza dei prezzi del greggio e del Gnl su livelli elevati per tutto il 2026 andrebbe però a sottrarre alcuni punti percentuali alla crescita, in particolare portando lo scambio di beni ad aumentare quest’anno solo dell’1,4% (e quello di servizi del 4,1%).
“Aumenti sostenuti dei prezzi dell’energia potrebbero accrescere i rischi per il commercio globale, con possibili ricadute sulla sicurezza alimentare e pressioni sui costi per consumatori e imprese” ha commentato al riguardo la Direttrice Generale del Wto, Ngozi Okonjo-Iweala.
Oltre che sui combustibili, il blocco dello Stretto di Hormuz ha interrotto le forniture di fertilizzanti cruciali per l’agricoltura globale, dato che circa un terzo delle esportazioni mondiali che normalmente transitano da questa via marittima. Paesi come India, Thailandia e Brasile, grandi produttori agricoli, dipendono dal Golfo rispettivamente per il 40%, il 70% e il 35% delle importazioni di urea, mentre gli stessi stati del Golfo affronterebbero una sfida in termini di sicurezza alimentare, data la loro dipendenza dalle importazioni pari in media al 75% per il riso e superiore al 90% per mais, soia e olio vegetale.
Il Wto non esclude tuttavia anche un terzo scenario, più ottimista, che potrebbe realizzarsi in caso di contestuale rapida risoluzione del conflitto e permanenza della spesa in Ai nel 2026 e nel 2027. In questo caso la stima è di una crescita di 0,5 punti percentuali superiore a quella base, quindi per un +2,4% complessivo per quest’anno e un +2,7% per il prossimo. É infine peraltro anche possibile che tendenze al ribasso e al ribasso si manifestino contemporaneamente, ad esempio con prezzi dell’energia elevati ma anche un continuo aumento del commercio di beni legati all’IA. In questo caso, secondo l’analisi, la crescita dello scambio di merci nel 2026 potrebbe risultare più vicina allo scenario di base.
L’analisi torna poi a guardare il 2025, con un focus sull’impatto dei beni legati alla intelligenza artificiale. In termini di valore, il commercio di queste merci, segnala il Wto, è cresciuto del 21,9% su base annua, raggiungendo 4.180 miliardi di dollari nel 2025 (rispetto ai 3.430 miliardi dell’anno precedente). Questi prodotti hanno rappresentato il 42% della crescita complessiva del commercio globale nel 2025, pur costituendo solo un sesto del totale.
Relativamente al 2026, nello scenario di base sarà l’Asia a registrare la crescita più rapida delle importazioni di merci (+3,3%), seguita da Africa (+3,2%), Sud America (+2,5%), Europa (+1,3%) e Medio Oriente (+1,0%). Le importazioni del Nord America dovrebbero invece restare stabili (0,3%), mentre quelle dei paesi del Commonwealth diminuirebbero (-2,0%).
Dal lato delle esportazioni, Asia e Sud America guiderebbero la crescita (entrambe al +3,5%), seguite da Nord America (+1,4%), Commonwealth (+1,3%) e Africa (+1,2%). L’export del Medio Oriente rallenterebbe nettamente (+0,6%), mentre quelle europee resterebbero stagnanti (+0,5%).
In generale invece i paesi meno sviluppati vedranno una crescita delle importazioni di merci del 4,5% e delle esportazioni del 2,9% nel 2026.
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