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Tagli al personale, spinta su automazione e distacco da Amazon nel 2026 di Ups

Il corriere espresso, che nel 2025 ha generato dal settore healthcare ricavi per 11,2 miliardi di dollari, punta a diventare il maggior operatore globale del segmento

di REDAZIONE AIR CARGO ITALY
28 Gennaio 2026
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Maxi-tagli di personale (fino a 30mila unità), spinta sull’automazione, prosecuzione del distacco da Amazon e parallelo rafforzamento della presenza di Pmi tra la clientela.
Queste le direzioni in cui andrà il 2026 di Ups, dopo un 2025 contrassegnato tra le altre cose dal gravissimo incidente di Louisville, in Kentucky, occorso a un suo Md-11F in fase di decollo e che ha causato 15 vittime. Dal punto di vista economico finanziario, l’azienda durante lo scorso esercizio ha totalizzato ricavi per 88,7 miliardi di dollari, con utili operativi a 7,9 miliardi di dollari e un margine operativo dell’8,9%,

Un anno, ha affermato la Carol Tomé, in cui l’azienda ha operato in un contesto “molto dinamico”, date le politiche Usa sui dazi e le incertezze globali, ma nel quale ha anche compiuto “progressi considerevoli” nel rafforzare la sua struttura di ricavi e sul fronte dell’indebolimento programmato del legame con Amazon, in via di recisione a colpi di 1 milione di pezzi gestiti in meno ogni giorno.

Nel corso della conference call che ha seguito la pubblicazione dei risultati sono stati diversi i punti interessanti commentati dal top management dell’azienda, sebbene soprattutto riferiti al mercato statunitense.

Tra questi, la riconfigurazione del network, che ha comportato la chiusura durante l’anno di 195 operazioni e di 93 strutture negli Usa e l’introduzione di impianti automatizzati in altri 57 magazzini, due azioni che insieme hanno generato risparmi per 3,5 miliardi di dollari. Parallelamente Ups ha chiuso 48mila rapporti di lavoro (e siglato 15mila contratti stagionali in meno) rispetto all’anno prima.

Azioni che proseguiranno anche nel 2026. In particolare, Ups ha spiegato di voler tagliare circa 25 milioni di ore di lavoro, ovvero “fino a 30mila posizioni operative”. Altre 24 strutture saranno inoltre chiuse nella prima metà dell’anno, e ulteriori potranno aggiungersi nella seconda parte del 2026. “Ce ne sono altre 60 o 70 che stiamo valutando” ha affermato al riguardo Nando Cesarone, presidente delle Operations per gli Usa.

Quanto all’automazione, questa ormai coinvolge 127 strutture, cui potrebbero aggiungersene altre 24 nel 2026, dato che – ha evidenziato Tomè – “i costi operativi per pezzo in questi impianti è del 28% inferiore a quelli gestiti in modo convenzionale”. In ogni caso, l’obiettivo fissato è quello di incrementare negli Usa i volumi gestiti all’interno di impianti automatizzati, portandoli dal 66,5% al 68% del totale.

Grazie probabilmente anche a queste azioni, nel 2025 Ups ha incrementato (+7,1%) i ricavi per pezzo. Parallelamente ha aumentato la quota di clientela costituita da piccole e medie imprese, passata a rappresentare negli Usa il 31,8% del totale (l’obiettivo dichiarato lo scorso anno è di farla salire al 35% entro il 2026).

Un punto di attenzione riguarda poi il segmento healthcare, arrivato a toccare a livello globale ricavi per 11,2 miliardi di dollari, cosa che – ha dichiarato Tomè – “ci posiziona bene sulla via per raggiungere il nostro obiettivo di diventare il primo fornitore” di logistica per il settore al mondo.

Un altro obiettivo perseguito da Ups nel 2025 come detto è stato quello dell’allentamento del legame con Amazon, avanzato a un ritmo di un milione di pezzi in meno gestiti per il gruppo al giorno, che verrà mantenuto anche nel 2026.

Fondamentale, nell’attività di Ups, è ovviamente poi la flotta aerea. Sulla falsariga di quanto già disposto dopo l’incidente di Lousiville, l’azienda ha comunicato l’intenzione di dismettere tutti gli MD-11 in flotta e rimpiazzarli, entro circa il 2027 con più efficienti Boeing 767.

Parlando in generale del 2026, “la nostra strategia non è quella di ridurre l’azienda” ha affermato Tomé, “ma piuttosto di crescere nei segmenti migliori del mercato, inclusi enterprise, Pmi, B2B, healthcare e mercati internazionali”.

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