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Estero

Il ritorno alla normalità del cargo aereo in Medio Oriente dipende anche dal turismo

Secondo Xeneta, i timori di passeggeri e assicurazioni potrebbero portare i vettori dell’area a ridurre la capacità dei network, con impatto anche sul cargo

di REDAZIONE AIR CARGO ITALY
10 Aprile 2026
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Emirates SkyCargo

Il precario cessate il fuoco raggiunto da Usa e Iran, e l’eventuale accordo che sarà discusso nei prossimi giorni, accompagneranno il settore delle spedizioni aeree verso la normalità. La quale però, secondo le stime di Xeneta, non potrà arrivare prima di almeno “uno o due mesi”.

Per il comparto, ha evidenziato Niall van de Wouw, responsabile Airfreight Officer della società di analisi, la guerra è stata principalmente “un problema di capacità”. Pertanto, quando i voli nello spazio aereo mediorientale aumenteranno, la pressione sulla stiva esistente diminuirà, spingendo al ribasso le tariffe. Un contributo in questa direzione arriverà anche dal calo dei prezzi del jet fuel, che pure però, secondo Iata, non sarà immediato.

Il riflesso sui noli, quindi, secondo Xeneta non si osserverà prima di “uno o due mesi”.

Sul tavolo resterà ancora però probabilmente un problema di fiducia, da parte dei passeggeri così come delle compagnie assicurative.

“Anche quando sarà considerato sicuro volare, ripristinare le infrastrutture richiederà tempo. I clienti dovranno ritrovare la fiducia. Le compagnie assicurative potrebbero comunque sconsigliare il transito verso gli hub mediorientali nonostante il cessate il fuoco”.

Il tema è rilevante considerato che i grandi vettori aerei dell’area operano principalmente nel segmento passeggeri.

“Emirates e Qatar Airways gestiscono alcune delle reti di trasporto aereo merci più importanti al mondo, ma questi network dipendono dai ricavi derivanti dal trasporto passeggeri”. Se la fiducia dei turisti nelle destinazioni mediorientali non tornasse subito, è il ragionamento, i vettori potrebbero decidere di tagliare i voli con un tasso di riempimento degli aerei non sufficientemente alto, riducendo quindi la capacità del network.

In aggiunta, prosegue van de Wouw, “le compagnie aeree non avranno fretta di ridurre le tariffe” e gli stessi spedizionieri “non si affretteranno a prendere decisioni importanti sulle rotte sulla base di un fragile cessate il fuoco di due settimane, soprattutto considerando la richiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran poche ore dopo l’annuncio dell’accordo”.

L’eventuale ritorno alla normalità delle spedizioni aeree, per quanto lungo, secondo Xeneta sarà comunque inferiore a quello necessario al trasporto via mare di container per fare lo stesso.

Secondo gli analisti, le compagnie di navigazione adotteranno infatti un approccio prudente al cessate il fuoco, effettuando inizialmente viaggi di prova nello Stretto. Pertanto le rotte alternative verso la regione – inclusi i ponti via terra come quelli da Khor Fakkan, Sohar e Jeddah – rimarranno operative.

“Il conflitto ha causato la perdita di 250.000 Teu di capacità di trasporto container settimanale e i carrier hanno investito notevoli sforzi e risorse per stabilire rotte alternative”, che quindi non saranno accantonate solo per un “cessate il fuoco di due settimane”, secondo Peter Sand, analista capo di Xeneta. Questo, ha aggiunto, “crea semplicemente una breve opportunità per movimentare le merci più urgenti”.

La priorità sarà sgomberare i carichi bloccati che si sono accumulati nei porti alternativi, in particolare a Nhava Sheva, trasportandoli a Jebel Ali e facendoli ripartire il più rapidamente possibile.

Per il trasporto via mare nello Stretto di Hormuz continuerà a porsi il rischio per le navi di un nuovo blocco, data la fragilità della tregua. In aggiunta, restano irrisolte molte domande rispetto al controllo dello Stretto e al pedaggio che sarà richiesto dalle autorità iraniane.

“Quanto costerà? Come verranno gestiti i transiti e i pagamenti, e questo ritarderà il ritorno delle compagnie di navigazione nella regione? Ad alcune navi potrebbe essere negato il transito anche se disposte a pagare?” sono alcune di esse.

Relativamente ai noli, Sand ha spiegato infine di ritenere probabile un aumento nel breve termine “semplicemente perché c’è una finestra di opportunità di due settimane e tutti hanno fretta”. Più in là nel tempo, le tariffe dovrebbero beneficiare del calo del prezzo del petrolio, che dovrebbe porre un limite ai surcharge relativi al costo del bunker, “ma la situazione rimane critica e gli spedizionieri devono aspettarsi che le tariffe di trasporto rimangano elevate.”

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