Kuehne Nagel non teme la carenza di jet fuel
La casa di spedizioni ha visto crescere nel primo trimestre 2026 le operazioni charter svolte dalla controllata Apex

Il tema delle possibili carenze di jet fuel è ben presente al management di Kuehne Nagel, ma al momento la casa di spedizioni ritiene sul punto di essere “ben posizionata”. Lo ha evidenziato il ceo Stefan Paul a seguito della presentazione dei risultati del terzo trimestre, spiegando che l’azienda si sta confrontando con i maggiori clienti per effettuare pianificazioni di scenario in caso di criticità.
Il manager, riferisce Air Cargo News, ha anche indicato i mercati del Sud est asiatico come quelli più a rischio – nell’ordine, la situazione più delicata sarebbe quella di Indonesia, Vietnam e Thailandia – aggiungendo di non temere invece per la Cina, che dispone di ampie riserve.
“Con la nostra strategia di bilanciare accordi charter e block space e la capacità operata direttamente da Apex (la controllata attiva in Asia, rilevata nel 2021, ndr), penso che siamo ben posizionati per gestire questa crisi, qualora si verificasse”, ha aggiunto, spiegando di ritenere che il presentarsi di questa eventualità dipenderà “dalla rapidità con cui lo Stretto di Hormuz verrà riaperto”.
Parlando in generale del business, Paul ha detto che K+N ha aumentato nelle ultime settimane le operazioni charter svolte da Apex per far fronte alla crescente domanda proveniente dal Sud-est asiatico, in particolare per spedizioni di prodotti tecnologici.
Nel primo trimestre 2026 K+N ha registrato un calo del 9% su base annua dei ricavi netti del business delle spedizioni aeree a 1,6 miliardi di franchi svizzeri (circa 1,6 miliardi di euro) mentre il relativo Ebit è sceso del 4,3% a 111 milioni di franchi (circa 114 milioni di euro). La flessione dei ricavi è stata spiegata dal management con l’indebolimento del dollaro, al netto del quale questi sarebbero rimati stabili, con Ebit in crescita del 7%. Nel periodo la domanda è parallelamente rimasta pressoché stabile, segnando un +0,4% a 516.000 tonnellate, e rivelandosi più robusta sulle rotte Asia – Europa, a fronte del +7% del primo trimestre 2025, che era stato sostenuto dal front-loading.
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