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Le due offerte per Ita Airways a confronto

Pari enterprise value, a fronte però di differenze importanti nelle quote da lasciare in mano al Mef, nella governance, oltre che ovviamente nei piani industriali. Questo è quello che emerge, mettendo insieme quanto riportato da diverse fonti di stampa italiane, dal confronto tra le due offerte pervenute al tavolo del Ministero dell’Economia e Finanza per […]

di Nicola Capuzzo
25 Agosto 2022
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Ita Airways Gino Bartali

Pari enterprise value, a fronte però di differenze importanti nelle quote da lasciare in mano al Mef, nella governance, oltre che ovviamente nei piani industriali.

Questo è quello che emerge, mettendo insieme quanto riportato da diverse fonti di stampa italiane, dal confronto tra le due offerte pervenute al tavolo del Ministero dell’Economia e Finanza per la privatizzazione di Ita Airways, da parte delle cordate Msc-Lufthansa e Certares-Delta-Air France.

I due raggruppamenti sembrano concordi nel valutare la compagnia nel suo insieme 950 milioni di euro, con una diversità di vedute rispetto alla fetta da lasciare in mano allo Stato: il 20% secondo Msc-Lufthansa (che verserebbero quindi 850 milioni per il restante 80%, di cui il 60% farebbe capo al gruppo di Gianluigi Aponte, precisamente tramite la controllata Sas Shipping Agencies Services Sàrl), il 40% o 42% secondo Certares-Delta-Air France.

Da questa impostazione seguono ulteriori divergenze. La cordata franco-statunitense vorrebbe lasciare il diritto di scelta del futuro presidente e di due dei cinque posti in Consiglio di amministrazione allo Stato. Msc e Lufthansa, con in mano l’80%, sarebbero invece decisamente più indipendenti e in sostanza il timone (o meglio la cloche) sarebbe in mano alla prima. La cordata Certares-Delta-Air France, pare di capire in particolare dalle pagine di Repubblica, sarebbe però anche disponibile ad acquisizioni ulteriori, da effettuare in un secondo momento tramite i suoi soci.

I punti di forza ‘industriali’ delle due proposte, in particolare per quel che riguarda il settore del cargo, sono già stati ampiamente sviscerati (sebbene finora solo sulla base di rumors e valutazioni fatte guardando alle attività già svolte dai vari partner dei due progetti). Quella di Msc – Lufthansa è stata descritta fino a oggi come in pole position perché sia il Mef sia il presidente del Consiglio Mario Draghi la preferirebbero per l’italianità del fondatore della prima e per le numerose attività di base nella Penisola, inclusa quella di Msc Crociere. Non è noto però come il governo guardi al fatto che il soggetto coinvolto dall’operazione, la Sas Shipping Agencies Services Sàrl, abbia invece sede in Lussemburgo, ovvero se questo sia stato visto come un ostacolo.

Detto delle affinità e divergenze tra le due offerte, rispetto all’iter ancora molti sono i punti incerti, sia per via della posizione dell’attuale esecutivo, in carica solo per gli affari correnti, sia per le pressioni della politica, inclusa tra queste quella di Fratelli d’Italia che nelle scorse settimane ha espresso perplessità sulla privatizzazione.

La strada scelta dall’esecutivo Draghi per instradare il processo di cessione, riferisce ancora Repubblica, potrebbe essere quella della firma di un Memorandum of understanding. Un atto quindi non vincolante ma impegnativo almeno sul piano simbolico.

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