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Economia

Trump annuncia dazi al 25% sulle auto europee, automotive in allarme

La misura penalizzerà soprattutto la componentistica italiana che passa per la Germania e le due case Ferrari e Lamborghini che producono nella Motor Valley italiana

di REDAZIONE AIR CARGO ITALY
3 Maggio 2026
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Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, alza i dazi per le auto europee al 25%. “Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione Europea su automobili e autocarri in ingresso negli Stati Uniti. Il dazio sarà innalzato al 25%” è l’annuncio arrivato attraverso il social media Truth. Trump ha inoltre precisato che, “qualora tali automobili e autocarri saranno prodotti in stabilimenti americani, non verrà applicato alcun dazio”.

“Il piano di Trump di imporre dazi del 25% sulle auto dell’Ue è inaccettabile” e dimostra che gli Stati Uniti sono un partner “inaffidabile” ha affermato il presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange.

L’aumento dei dazi sul settore automobilistico penalizzerà soprattutto la componentistica italiana, che passa per la Germania, e le due case Ferrari e Lamborghini che producono nella Motor Valley italiana. Non c’è impatto su Stellantis che esportava negli Usa delle vetture Christler prodotte a Melfi, un canale che però ora “si è prosciugato”. Ad affermarlo è il presidente di Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Roberto Vavassori, secondo il quale l’impatto della nuova richiesta di Trump è difficilmente stimabile. “Il vero problema – afferma – è che non c’è stabilità, non c’è una certezza. E questa è la cifra dell’attuale amministrazione Usa”.

“I dazi impattano direttamente su costruttori e componentistica – prosegue Vavassori – Per i costruttori riguarda una parte della Motor Valley, dove si producono Ferrari e Lamborghini, due marchi che hanno ognuno almeno un 20% di esposizione. Per la componentistica l’impatto è più rilevante”. Vavassori spiega che il danno è indiretto: “Noi esportiamo componenti verso i tedeschi che poi a loro volta esportano veicoli completi verso gli Usa. Quantificare in modo attento l’impatto non è facile. A fronte di un saldo di esportazione di componentistica di oltre 5 miliardi ne inviamo 1,2 miliardi verso la Germania e temo che l’impatto sarà di qualche decina di punti percentuali su quest’ultimo importo. In parte, però, la diminuzione è già avvenuta ed è da vedere quanto è già stato scontato”.

Il cruccio di Vavassori è però legato all’incertezza. “Solo sulle auto abbiamo finito una tornata negoziale non da poco e ora si torna da capo. L’alleato ha comportamenti discontinui. È lo stile dell’uomo. Ma va considerato anche che dopo la sentenza della Corte Suprema Usa sono partite tantissime richieste di rimborso dei dazi pagati anche per da parte del settore auto, anche da aziende e case auto importanti”.

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