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Economia

Il nuovo accordo Ue-India piace a Silvia Moretto (D.B. Group)

L’ex presidente di Fedespedi individua più luci che ombre nella rinnovata partnership con Nuova Delhi

di Redazione Air Cargo Italy
3 Febbraio 2026
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Silvia Moretto_ad D.B.Group

“L’intesa commerciale tra Unione Europea e India, accarezzata per più di 20 anni, rappresenta la conclusione di un iter importante e, al tempo stesso, l’alba di un nuovo paradigma per le filiere globali e la logistica internazionale anche se, è bene ricordarlo, riduzione dei costi, ampliamento dei volumi e opportunità per gli hub europei non saranno immediati e soprattutto non saranno automatici: serviranno strategie, infrastrutture e innovazione per ottimizzare al meglio le opportunità di questa svolta”.

Così Silvia Moretto, amministratrice delegata di D.B. Group, provider logistico internazionale con 77 filiali nel mondo, ha commentato i cambiamenti che il nuovissimo Free Trade Agreement potrebbe innescare nel breve e medio termine.

“Accogliamo l’accordo come un segnale di reazione forte da parte della governance europea che, di fronte alla prospettiva concreta di perdere un asset fondamentale come quello statunitense – che resta comunque insostituibile per certi versi – si è data e si sta dando da fare cercando e offrendo soluzioni e supporto alle aziende affinché possano agire in un regime di piena concorrenzialità”.

Secondo moretto nel 2024 il commercio di beni tra Unione Europea e India abbia superato i 120 miliardi, con l’Ue come primo partner commerciale indiano, l’India come nono partner commerciale dell’Ue, e un volume di scambi pressoché raddoppiato (+~90%) nell’ultimo decennio. L’intesa è dunque epocale, perché coinvolge direttamente due economie che, insieme, equivalgono a quasi un quarto del PIL mondiale e abbracciano un bacino di oltre due miliardi di persone: “Si tratta di un patto destinato a incidere profondamente sulle catene di approvvigionamento globali, siglato in un momento storico caratterizzato da disruption, dal costante aumento dell’indice di incertezza e dalla conseguente ricerca di maggiore resilienza delle supply chain. Le imprese stanno da tempo lavorando per diversificare i mercati di rifornimento e di sbocco, in modo da ridurre la dipendenza da singole aree geografiche potenzialmente critiche. Ed è in questo scenario che il rafforzamento dell’India come partner strategico di lungo periodo può fare la differenza per il riposizionamento delle stesse supply chain globali e dei flussi internazionali”.

L’India oggi ha un numero di abitanti elevatissimo e una classe media che attualmente conta centinaia di milioni di persone con una traiettoria di crescita ben definita che punta a trasformare il Paese in una superpotenza industriale: “La progressiva eliminazione o riduzione dei dazi sulla quasi totalità delle merci scambiate tra Ue e India, dunque, avrà tra gli effetti una maggiore prevedibilità dei costi per le imprese europee e un incremento dei volumi di export verso il mercato indiano, in particolare relativamente a settori chiave come macchinari, automotive, farmaceutica e beni ad alto valore aggiunto.  Guardando più nello specifico all’Italia (export da 5,46 miliardi di dollari e import da 8,33 miliardi verso l’India), i comparti più avvantaggiati coincidono quindi proprio con quelli che tradizionalmente incarnano la massima espressione della nostra eccellenza: fashion, food e forniture, a cui si affiancano appunto il mondo dei macchinari e della tecnologia di precisione”.

Per Moretto esistono anche alcuni fattori di rischio: “Il sistema infrastrutturale e logistico indiano che, pur in forte crescita, presenta ancora margini di miglioramento in termini di efficienza e standard operativi, ad esempio, così come le barriere non tariffarie, le differenze normative e la complessità burocratica.  In particolare, le certificazioni richieste per esportare in India oggi sono un ostacolo rilevante per molte imprese europee. E se la riduzione dei dazi non sarà seguita da una reale semplificazione in tal senso, il rischio è che parte del potenziale dell’accordo resti inespresso”.

Non meno sfidanti le prospettive per i singoli spedizionieri: “La componente doganale diventerà centrale: lavorare con l’India significa infatti confrontarsi non solo con regole tecniche, ma anche con barriere culturali e comunicative importanti. È un paese che noi, come D.B. Group, attenzioniamo da tempo e da tempo abbiamo scelto di investire in presenza diretta sul territorio e in figure di mediazione culturale, in grado di supportare le imprese – in loco e in Italia – proprio nella gestione operativa delle esportazioni e nel superamento delle complessità amministrative”.

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