Più che per la pista chiusa il cargo a Malpensa soffre la guerra in Iran
Nei primi 10 giorni di marzo sono calati del 25% i movimenti dei freighter e del 12% i volumi trasportati tramite belly cargo

La temporanea chiusura della pista 35L/17R dell’aeroporto di Malpensa, che da ieri lunedì 16 marzo si protrarrà fino al prossimo 9 maggio, non avrà grossi impatti sul traffico merci.
Sono invece pesanti e visibili, sui volumi gestiti dallo scalo, gli effetti dell’avvio della guerra tra Israele, Usa e Iran.
Parlando dei voli di aerei freighter, “quelli con storicità sono stati di fatto tutti confermati” ha dichiarato Paolo Dallanoce, cargo manager di Sea ad AIR CARGO ITALY, in relazione all’intervento programmato. “Solo alcune nuove attivazioni sono state o cancellate o programmate su altri scali. Non ci aspettiamo sensibili impatti sui volumi per la chiusura pista”.
Ad avere conseguenze significative come detto è invece la crisi del Golfo. Nei primi 10 giorni di marzo, ha aggiunto Dallanoce, il 25% dei movimenti freighter programmati sullo scalo è stato infatti cancellato, mentre le merci trasportate tramite belly cargo dagli aerei passeggeri sono scese del 12%, per effetto delle cancellazioni dei voli.
Secondo l’ultimo report di World Acd, nella settimana terminata il 10 marzo, ovvero la prima interamente attraversata dal conflitto, la stiva da e verso l’area del Golfo, il Levante (area con cui solitamente si intende quella che comprende Siria, Libano, Giordania, Israele e Territori Palestinesi e Iraq), e l’Asia meridionale si era complessivamente quasi dimezzata rispetto ai sette giorni precedenti. I volumi in uscita dall’area del Golfo erano calati del 62% su base settimanale, a fronte di una riduzione di capacità del -70%. In particolare le spedizioni con origine da Dubai verso l’Europa erano scese del 38%, spingendo vettori e spedizionieri hanno attenuato la situazione ricorrendo a gateway alternativi nella regione, come l’Arabia Saudita.
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